18 febbraio 2011

FAILED

E ora, contagiata da un'euforica foga linguistica, vi fornirò una definizione di FALLIMENTO:

"Ascoltare coetanei che ti descrivono l'ottenimento di un impiego a tempo indeterminato mentre tu, con il culo rigorosamente incollato alla sedia della tua scrivania, stai ancora contando le pagine che ti restano da studiare per il prossimo esame".

E poi c'è chi ancora ti incita a difendere i tuoi sogni, realizzandoli.
(Parole, parole, parole. Parole, parole, parole. Parole, soltanto parole...)

30 gennaio 2011

Non so cosa cercavo, ma di sicuro ho trovato persone.

E poi questa sì, la devo proprio riportare.

Esame il 3 Febbraio, famiglie mezzadrili toscane incontrano nuovi nonni che si fanno chiamare senior, famiglie di oggi che innovano quelle di ieri, famiglie di ieri che si lasciano raccontare, mezzadri, nipoti, capoccia e massaie, un quadro simile nella mia testa, all'incirca.
E poi una nota tra un mezzadro e l'altro, ci leggo Umbria e penso a mia mamma, ci rivedo colline e penso ai miei nonni, collego mezzadri-mamma-nonni e penso a discorsi sbocconcellati sulla campagna sentiti tempo fa.
E poi è pronto il pranzo: mamma, nonni, funghi, cinghiale.

"Nonno, ma anche voi eravate dei mezzadri alla Pieve, vero?"

E poi un racconto che ha impregnato due ore, come una conferma delle righe appena studiate, e parole, odori, fragranze ancora intatte nella mente di due ottantenni, e il nonno con le lacrime agli occhi, e una lacrima pure per me.
E un entusiasmo da antropologa dilettante, il rammarico dell'assenza di un registratore, l'amore per le persone e per ciò che le rende tali, il fascino delle parole.

E poi chi dice che studio cose inutili.
A chi osserva la vita, l'ardua sentenza.

30 dicembre 2010

Il camaleonte

E poi si cambia.

O forse no.
Si cambia l'abito, ma tanto, alla fine, non è quello che fa il monaco.
Si cambia aria, ma tanto, alla fine, è l'aria di casa quella che rinforza i polmoni.
Si cambiano amici, ma tanto, alla fine, sono quelli di sempre che danno significato a tale appellativo.

Ma sì che si cambia.
Si cambiano le esigenze.
Si cambiano i sentimenti.
Si cambiano i sogni, le speranze, le illusioni.

O forse no.
Si esasperano, o si affievoliscono. Si affinano o si peggiorano. Si ignorano, o si elevano.
Ma non si cambiano.

"Sei sempre la solita".

"E no, mio caro: sono molto meglio!"

24 ottobre 2010

Tuttocittà

Mi sto perdendo.

Attimi, anime, sostanze, parole, treni, strade, connessioni, capacità, fantasie, sogni (?), interessi, ricordi, abitudini, eccezioni, sfumature, principi, sorrisi.
Li sto perdendo.

E in cambio?
Un pachetto all inclusive, ansie-paure-paralisi a metà prezzo.

Rivoglio quell'essenza di granello di sale in un mare salato.
Salato, salato.

17 ottobre 2010

Non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo?

E il centro di tutte quelle argomentazioni, ieri, era il non classificare.

Non ricercare categoriche appartenenze, accontentarsi di contorni sfumati, astenersi dal vizio della definizione.

Perché il centro di tutta questa argomentazione, ormai, è il non è più tempo.

I minuti son passati, e con loro gli anni. Le menti sono ingrassate e con loro le esigenze. Chili e chili di necessità squisitamente accumulati su quei fianchi adolescenziali, fino a renderli irriconoscibili.

Non classificare perché non è più tempo.

"Ma soprattutto non ha senso. Non puoi più definire l'amicizia. Quella lista di diritti e doveri che eri in grado di soddisfare una volta, ora non regge più. Ti saltano agli occhi le mancanze degli altri, ma se poi ci pensi, tu fai lo stesso: le tue esigenze sono cambiate, non puoi più permetterti di non soddisfarle. C'è lo studio, il lavoro, la vita di coppia: non ti è sempre consentito di essere costantemente presente per gli altri come quando eri piccola ed era quella la tua priorità. E viceversa. Quindi non classificare e goditi ciò che ne viene. Stai con chi ti fa stare bene, senza riflettere troppo sul significato del vostro stare insieme..."
Eccole, tutte quelle argomentazioni di ieri.

Un forse è tutto quello che argomento, ormai.

5 settembre 2010

Di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie, o mantenermi viva.

Oggi canticchio.

E il dubbio si riversa puntuale su quel fluire in cantilena di erre mal pronunciate e di non detti avvelenati vomitati efficacemente su una moquette di suoni : ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, farei lo stesso?

Scelte che avide chiedono altre scelte, conseguenze che inaspettate reagiscono a catena, risvolti  che insperati ti salutano.
Il vecchio che imperterrito lotta contro il nuovo, il nuovo che euforico ed egocentrico pretende tutto lo spazio per sè.
E poi quel che ne resta, ora.

Ne è valsa la pena?

Rimane certo quell'espulsione da cartellino rosso. Quell'amarezza del perso.
Eppur si affaccia la gioia di imprevedibili giornate di mare, di chi rimane, di chi scrive di te, di viaggi a quattro, di viaggi a due, di una serata che sfoca la confusione, dell'amore che toglie e ridà il sorriso.
Nuovo 1 a 0 nella partita contro quell'obsoleto che rifiuta di rinnovarsi.

E ora non canticchio più, ma urlo velenosa contro quel dubbio.

Sì.


11 maggio 2010

Vodafone

Tanto, prima o poi, ti convincerai a smettere di preoccuparti per gli altri. Prima o poi i tuoi sensi di colpa si affievoliranno e saranno sostituiti dal piacevole suono di quel "di vita ce n'è una sola". I ripensamenti, prima o poi, si annulleranno in non-pensamenti, che in quanto non pensati non saranno (del resto ergo sum solo in quanto cogito). Tutto comincerà a ruotare attorno a te, prima o poi. Ti stanno insegnando così, del resto. Ci stanno riuscendo, ottimo lavoro!

Non rimangono più neanche quei maledetti poeti. La radio mi ha detto che sono brutte creature: ogni volta che parlano è una truffa.