Ed è possibile, poi, riscoprire di esser capaci ad essere euforici per un nulla?
Indagare sul nuovo, e dover ammettere di non volerlo?
Non vedere l'ora di rimanere, invece che di partire?
Vedere gli altri salpare e te, semplicemente, ricominciare?
Non riuscire a comunicarla, certo, quell'isolita pienezza, eppure, inverosimilmente, provarla?
E' settembre, ormai, e si ricomincia.
Con l'ancora abbassata e senza valigie.
Ed euforica.
Ma soprattutto, piena.
11 settembre 2011
14 marzo 2011
Sono giù d'allenamento. E anche quando ero in allenamento, non ero mica allenata.
Ho appena riletto, ahimè, quel mio vecchio e caro blog, quell'amato racconto inedito da vivere prima di stenderlo, quello sfacciato fiume di lettere in corsa.
Ahimè.
Tra me e lui anni che mi hanno risucchiato l'ispirazione rimpiazzandola con l'ansia.
Mesi che mi hanno insozzato la limpidezza annacquandola con l'incomprensibilità.
Scelte che mi hanno cambiata.
E risucchiata.
E insozzata.
Ahimè.
Tra me e lui anni che mi hanno risucchiato l'ispirazione rimpiazzandola con l'ansia.
Mesi che mi hanno insozzato la limpidezza annacquandola con l'incomprensibilità.
Scelte che mi hanno cambiata.
E risucchiata.
E insozzata.
18 febbraio 2011
FAILED
E ora, contagiata da un'euforica foga linguistica, vi fornirò una definizione di FALLIMENTO:
"Ascoltare coetanei che ti descrivono l'ottenimento di un impiego a tempo indeterminato mentre tu, con il culo rigorosamente incollato alla sedia della tua scrivania, stai ancora contando le pagine che ti restano da studiare per il prossimo esame".
E poi c'è chi ancora ti incita a difendere i tuoi sogni, realizzandoli.
(Parole, parole, parole. Parole, parole, parole. Parole, soltanto parole...)
(Parole, parole, parole. Parole, parole, parole. Parole, soltanto parole...)
30 gennaio 2011
Non so cosa cercavo, ma di sicuro ho trovato persone.
E poi questa sì, la devo proprio riportare.
Esame il 3 Febbraio, famiglie mezzadrili toscane incontrano nuovi nonni che si fanno chiamare senior, famiglie di oggi che innovano quelle di ieri, famiglie di ieri che si lasciano raccontare, mezzadri, nipoti, capoccia e massaie, un quadro simile nella mia testa, all'incirca.
E poi una nota tra un mezzadro e l'altro, ci leggo Umbria e penso a mia mamma, ci rivedo colline e penso ai miei nonni, collego mezzadri-mamma-nonni e penso a discorsi sbocconcellati sulla campagna sentiti tempo fa.
E poi è pronto il pranzo: mamma, nonni, funghi, cinghiale.
"Nonno, ma anche voi eravate dei mezzadri alla Pieve, vero?"
E poi un racconto che ha impregnato due ore, come una conferma delle righe appena studiate, e parole, odori, fragranze ancora intatte nella mente di due ottantenni, e il nonno con le lacrime agli occhi, e una lacrima pure per me.
E un entusiasmo da antropologa dilettante, il rammarico dell'assenza di un registratore, l'amore per le persone e per ciò che le rende tali, il fascino delle parole.
E poi chi dice che studio cose inutili.
A chi osserva la vita, l'ardua sentenza.
30 dicembre 2010
Il camaleonte
E poi si cambia.
O forse no.
Si cambia l'abito, ma tanto, alla fine, non è quello che fa il monaco.
Si cambia aria, ma tanto, alla fine, è l'aria di casa quella che rinforza i polmoni.
Si cambiano amici, ma tanto, alla fine, sono quelli di sempre che danno significato a tale appellativo.
Ma sì che si cambia.
Si cambiano le esigenze.
Si cambiano i sentimenti.
Si cambiano i sogni, le speranze, le illusioni.
O forse no.
Si esasperano, o si affievoliscono. Si affinano o si peggiorano. Si ignorano, o si elevano.
Ma non si cambiano.
"Sei sempre la solita".
"E no, mio caro: sono molto meglio!"
24 ottobre 2010
Tuttocittà
Mi sto perdendo.
Attimi, anime, sostanze, parole, treni, strade, connessioni, capacità, fantasie, sogni (?), interessi, ricordi, abitudini, eccezioni, sfumature, principi, sorrisi.
Li sto perdendo.
E in cambio?
Un pachetto all inclusive, ansie-paure-paralisi a metà prezzo.
Rivoglio quell'essenza di granello di sale in un mare salato.
Salato, salato.
Attimi, anime, sostanze, parole, treni, strade, connessioni, capacità, fantasie, sogni (?), interessi, ricordi, abitudini, eccezioni, sfumature, principi, sorrisi.
Li sto perdendo.
E in cambio?
Un pachetto all inclusive, ansie-paure-paralisi a metà prezzo.
Rivoglio quell'essenza di granello di sale in un mare salato.
Salato, salato.
17 ottobre 2010
Non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo?
E il centro di tutte quelle argomentazioni, ieri, era il non classificare.
Non ricercare categoriche appartenenze, accontentarsi di contorni sfumati, astenersi dal vizio della definizione.
Perché il centro di tutta questa argomentazione, ormai, è il non è più tempo.
I minuti son passati, e con loro gli anni. Le menti sono ingrassate e con loro le esigenze. Chili e chili di necessità squisitamente accumulati su quei fianchi adolescenziali, fino a renderli irriconoscibili.
Non classificare perché non è più tempo.
"Ma soprattutto non ha senso. Non puoi più definire l'amicizia. Quella lista di diritti e doveri che eri in grado di soddisfare una volta, ora non regge più. Ti saltano agli occhi le mancanze degli altri, ma se poi ci pensi, tu fai lo stesso: le tue esigenze sono cambiate, non puoi più permetterti di non soddisfarle. C'è lo studio, il lavoro, la vita di coppia: non ti è sempre consentito di essere costantemente presente per gli altri come quando eri piccola ed era quella la tua priorità. E viceversa. Quindi non classificare e goditi ciò che ne viene. Stai con chi ti fa stare bene, senza riflettere troppo sul significato del vostro stare insieme..."
Eccole, tutte quelle argomentazioni di ieri.
Un forse è tutto quello che argomento, ormai.
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