6 marzo 2012

Il brevetto

Un viaggio in treno di cinque ore può chiarire molte cose.
Io, ad esempio, ho deciso cosa farò da grande: brevetterò un aggeggio.

Simile ad un fermacarte, ma molto, molto più pesante: dovrà essere in grado di fermare il tempo. Dovrà avere un che di aspirapolvere, ma molto, molto più potente: mi impongo che sappia intrappolare anche la più microscopica briciola di felicità.
Ci metterò un pulsante, con scritto avvia.
Avvia e il tempo che corre è invece fermo e la minuscola felicità di un attimo è in trappola. 

Vi faccio un esempio.
Avvia e una passeggiata notturna in una grande città ormai addormentata resta eternamente a disposizione, come una fotografia, certo, ma pronta ad essere ripercorsa.
Avvia e il chiacchiericcio sguaiato davanti ad un'anatra caramellata non ha scampo, e diventa eterno, pronto ad essere rigustato.
Avvia e un viaggio in treno non dura più cinque ore, ma un cinque moltiplicato, e allora sai quante cose vengono chiarite.

Che poi è un po' come diceva il giovane Caulfield.

Certe cose dovrebbero restare come sono.
Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele.
So che è impossibile. Ma è un gran peccato lo stesso.

21 gennaio 2012

Se son d'umore nero, allora scrivo...

Potrei farmi una trasfusione di noncuranza.
Pare sia quella, il vaccino contro la rabbia.
L'ergastolo che inchioda la superbia.
Il movente che scagiona la verità.
Oppure, meglio, potrei farmi una trasfusione di modestia.
Metterla in circolo e farla diventare il mio sangue.

E poi donarlo, questo sangue.

Verità riconosciuta.
Superbia decapitata.
Rabbia debellata.

11 gennaio 2012

Tieni, è gratis.

Se c'è una cosa che proprio mi illumina, quella è la gentilezza. Gratuita.
Vedersi recapitato un aiuto non richiesto, eppure essenziale.
Incassare un complimento non necessario, eppure cortese.
Mi lascia intravedere un barlume di speranza.
E pensare che proprio ieri ho scoperto che chi vive sperando muore cantando.
Speriamo.

La la la la la la la la-la.

22 dicembre 2011

Ulisse

Mia cara amica linguista,
ti copio, lo giuro, per oggi solo e mai più, ma come posso parlare di lei senza rendere conto di quel desiderio che il suo nome trascina?
Non posso, del resto, aspettare domani per averla con me come spesso canticchio, è arrivata già ieri pur senza invito, e ancor oggi, insolente, permane, e non smette di farsi di notare.
Povera me, altro non è che l'unione del Νόστος, il ritorno al paese, e quel dolore che è Άλγος, eppure sconcerta e disarma e rattrista.


Tutte le volte che ci vediamo mi pare che il tempo non sia passato e questo mi rende felice.
Si chiama nostalgia.

24 ottobre 2011

Piacere!

Vorrei fare una summa di ciò che mi ha fatto piacere, ultimamente.
Un elenco non interessante, perdio! (e confuso, peraltro!).
Un piacere dalle poche pretese, s'intenda (un sorriso prima di abbandonarmi, la sera, al cuscino).
Eppure piacere.
Riassumo così:
La preoccupazione di chi si è preoccupato in un momento preoccupante.
L'attivazione di chi si è attivato per rendere il momento meno preoccupante.
Le chiacchiere richiestemi di venerdì pomeriggio.
Le chiacchiere strappatemi con una telefonata serale.
Il "Chiara" urlato in corsa da una rotonda.
La torta nera cucinata al mattino.
I dolci aromatizzati all'Earl Grey.
La palla di riso e cioccolato dalla consistenza discutibile.
Gli dei indiani.
Insomma, piacere.
Un piacere dalle poche pretese, s'è detto (un sorriso, sì, un sorriso notturno).
Eppure, piacere.

11 settembre 2011

Non vedo l'ora di rimanere

Ed è possibile, poi, riscoprire di esser capaci ad essere euforici per un nulla?
Indagare sul nuovo, e dover ammettere di non volerlo?
Non vedere l'ora di rimanere, invece che di partire?
Vedere gli altri salpare e te, semplicemente, ricominciare?
Non riuscire a comunicarla, certo, quell'isolita pienezza, eppure, inverosimilmente, provarla?

E' settembre, ormai, e si ricomincia.
Con l'ancora abbassata e senza valigie.
Ed euforica.
Ma soprattutto, piena.

14 marzo 2011

Sono giù d'allenamento. E anche quando ero in allenamento, non ero mica allenata.

Ho appena riletto, ahimè, quel mio vecchio e caro blog, quell'amato racconto inedito da vivere prima di stenderlo, quello sfacciato fiume di lettere in corsa.

Ahimè.

Tra me e lui anni che mi hanno risucchiato l'ispirazione rimpiazzandola con l'ansia.
Mesi che mi hanno insozzato la limpidezza annacquandola con l'incomprensibilità.

Scelte che mi hanno cambiata.
E risucchiata.
E insozzata.